Film: Ultima parte della storia-fine dell’avventura

Terzo e ultima parte di un capitolo

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Altri scrittori furono chiamati per partecipare al progetto “realizzazione film”. Così una sera ci ritrovammo, ancora una volta, a casa del regista.

Prima di passare a fare un film vero e proprio, voleva testare i nuovi arrivati creando un’altra sceneggiatura. Anche se dopo non sapeva se farne veramente un cortometraggio.

Quelle serate già cominciavano a non piacermi più. Avevo perso l’entusiasmo, ma la voglia di imparare era troppo forte. Quindi, con la massima pazienza che potevo avere, decisi di proseguire il cammino con loro.

Per me scrivere sceneggiature è divertente, tuttavia, non è sempre bello collaborare con un direttore d’orchestra che non è compatibile con te, che non è in sintonia con i suoi musicisti. Ne viene fuori solamente una musica triste e inascoltabile.

Queste erano le sensazioni che sentivo e che sopprimevo dentro di me, con la speranza che un giorno, sarei stata contenta e grata di fare parte di quel gruppo.

Anche perché queste non sono cose che succedono tutti i giorni. Perciò mi chiedevo se avrei mai avuto un’altra opportunità simile semmai avessi deciso di mollare.

E inoltre pensavo che forse ero io quella ingiusta. Alla fine chi produce il film, ha l’ultima parola e questo l’ho sempre saputo. Ma chissà se queste persone sono consapevoli di non essere infallibili. Mi piacerebbe proprio saperlo.

Comunque, cominciammo con il solito brainstorming. Le idee mi vennero fuori a fatica.

Addirittura, mi aggrappai alla mia situazione familiare pur di non fare scena muta. Mi preoccupai, era la prima volta che mi venne il blocco creativo.

Di solito, la mia mente viaggia di fantasia 24 ore su 24. Sono quella che sogna ad occhi aperti, che pensa a cose fantastiche, che vive la vita nel suo mondo perfetto, costruito dalla mente stessa. Avere un blackout, per me, era inaudito.

Questi piccoli inconvenienti, secondo me, furono dei suggerimenti, che il mio Io interiore mi stava dando. Non ho mai creduto al caso, quindi nemmeno in questo caso poteva esserlo. Naturalmente, cocciuta come sono, non mi diedi ascolto neanche quella volta. Forse non imparerò mai dai miei errori, pensai.

Comunque non era quello il momento di piangersi addosso. Infatti, tracciammo delle linee guida a mente. O meglio, le idee di tutti riempirono la serata e a me, solo perché ero la più giovane, fu dato il compito di trascriverle e mandarle a tutti per mail. In modo tale da poter scrivere la propria versione.

E pensate che io sia stata attenta per tutto il tempo? Macché, ad un certo punto mi stavo annoiando a morte.

A parte questo, ovviamente, dovevo scrivere solo quello che era stato approvato dal regista. Ed era una parola farlo, anche perché la quantità di cose dette, fu davvero infinita.

E sempre come al solito, ha avuto ancora da ridire riguardo allo scritto. Peccato che anche la mia collega scrittrice, quando lo lesse, si disse d’accordo con me.

Per farlo tacere, decisi quindi di riscriverlo con lei, mettendo insieme quello che ci ricordavamo. E per fare delle linee guida da 10 minuti, ci mettemmo invece un’ora. Dove soprattutto pensammo a quello che ci fosse sfuggito.

Alla fine della fiera, scrissi le stesse cose, ma in maniera diversa. E andò bene, soprattutto perché precisai di averlo riscritto in collaborazione.

Roba da matti!

La sceneggiatura

Abbastanza controvoglia scrissi la mia versione della storia, ma non fu facile.

Ogni volta che mi mettevo al pc, trovavo ogni scusa per rimandare la scrittura. Un po’ come se non fossi stata pronta, in un certo senso.

La scrissi l’ultimo giorno. In un pomeriggio, nel quale presi il coraggio di mettere su carta la mia immaginazione.

Solo una volta iniziato, mi risultò facile completarlo.

La storia si plasmò attraverso me come se fosse stata sempre nella mia testa. Quella sensazione fu unica.

Se volete leggerla, cliccate qui.

Da quel momento mi accorsi che, il pensiero che mi faceva sentire impotente di fronte al pc, non corrispondeva alla verità.

Diventai consapevole del fatto, che sarei sempre e comunque stata in grado di scrivere ogni cosa avessi desiderato, senza limite. Era solo la paura che mi fermava dal realizzare i miei progetti, che sono sempre stati tanti, ma tutti riguardavano la scrittura.

Progetti che, ad oggi, sto realizzando e uno di questi è proprio Tell me why online.

Quella stessa sera andai a casa del regista.

Ognuno lesse la propria versione.

Quando esposi la mia, non disse niente finché non arrivai alla fine, la quale era senza azione e quindi disse che un film non poteva finire così.

Io gli risposi che un film può finire in qualsiasi modo e che non ci sono istruzioni per far finire un film in maniera corretta. Un film è pura creazione, come il romanzo, l’articolo di blog o di giornale, e qualsiasi altra cosa scritta, disegnata e che altro ne so io.

Non disse nulla.

L’unica cosa di cui mi importava, è di essere lo stesso soddisfatta del mio lavoro e della mia versione della storia.

Ancora oggi non so se abbia fatto il corto.

A fine serata parlammo del primo film che avremmo girato. Lui aveva iniziato a scrivere un lungometraggio, il compito del gruppo era quello di finirlo.

L’idea che aveva in mente la trovai geniale e diversa da tutte le cose che abbia mai visto in giro. Lo ammettei senza problemi.

Tuttavia, non sapevo se li avrei aiutati, dato che ad ogni cosa mia scritta aveva sempre qualcosa da dire. Non che non mi piacciano le critiche costruttive, ma se uno deve criticare perché non è come vuole lui allora se lo faccia da solo (se ne è in grado). O comunque senza di me.

Io amo imparare e guardo gli altri, di solito, li osservo con molta attenzione, per poter rubare qualcosa di produttivo.

In quel caso, lui voleva solo ottenere, senza insegnare nulla. Non è stato un maestro, per me. In lui ho visto solo pretesa. D’accordo, aveva voglia di fare qualcosa di grande per lui stesso, questo lo avevo capito. Questo va bene, solo se non oscuri e non uccidi la creatività di altri, per fare i propri interessi.

La decisione

Non volevo lavorare per una persona di cui non mi fidavo, anche se una parte di me mi diceva che avevo bisogno di fare esperienza.

Dall’altra mi dispiaceva lasciare la mia compagna scrittrice, sapevo che ci saremmo perse di vista.

Però dovevo prendere una decisione riguardo la mia strada. Era inutile proseguire con tutti i pensieri negativi che mi facevano a pezzi la mente e che mi buttavano giù il morale.

C’era sempre la vocina che mi diceva che forse dovevo ringraziare, invece di giudicare.

Sarà, ma oggi dico che i miei non furono giudizi, ma piuttosto sensazioni contradditorie che mi dicevano che quello non era il modo più corretto per me.

Solo dopo aver intrapreso il percorso avrei deciso di continuare a scrivere sceneggiature, prima di leggere quell’annuncio non mi era nemmeno mai passato per l’anticamera del cervello, di fare una cosa del genere.

Quindi presi il telefono e decisi di scrivere che, per motivi personali, non avrei più continuato il percorso. Il regista rispettò la mia decisione. Fine.

Pensavo che probabilmente non avrei avuto modo di contribuire alla realizzazione di film, come sceneggiattrice. Ancora una volta mi sbagliavo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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