Diario di una sceneggiatrice improvvisata

Diario: Secondo episodio di un’avventura

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E andammo di nuovo a casa del regista, che sì, aveva letto le nostre sceneggiature, ma nel frattempo, aveva avuto un’altra idea: il corto si sarebbe incentrato sulla storia di una famiglia che aveva perso tutto ed avrebbero invitato a cena la curatrice fallimentare. 

Quindi abbiamo dovuto lavorare su questa ultima persona, protagonista della vicenda.

Il lavoro fu molto più intenso.

Infatti questa doveva essere proprio una donna pessima e cattiva allo stato puro. Le facemmo uno specchio accurato sulla sua personalità.

Nessuno di noi scrittori aveva mai avuto esperienza con i film e non sapevamo ancora nulla del duro lavoro che ci fosse dietro ad ogni script esistente.

Ignari quindi, del soggetto e del trattamento e della scaletta, lavorammo a questa ultima e grande modifica, per quella che sarebbe stata la versione permanente del nostro tanto atteso cortometraggio.

Anzi, l’unica cosa che ci venne detta dal regista era appunto l’esistenza del soggetto, che è uno scritto su ognuno dei personaggi che può essere anche di 10 pagine per uno. Diciamo che il numero dipende dal ruolo che hanno.

Parlando della storia, devo dire che il cambiamento che dovevamo fare non mi fece impazzire, ma non obiettai.

Avevo già avuto a che fare in precedenza con un produttore di Milano, dato che c’è stato un periodo in cui la frequentavo parecchio. Mi ero iscritta ad una agenzia di moda, quindi ero spesso in giro a partecipare ai casting e ne avevo fatto uno per un film. Vi racconterò anche di questa storia.

Tuttavia, dalla quella piccola esperienza, imparai a ragguardarmi e non a prendere troppo sul serio quello che dicono. Sono persone che cambiano idea dall’oggi al domani, quindi si impara un po’ l’arte della pazienza.

Controvoglia, mi impegnai a lavorare sulla storia e mettemmo giù per iscritto una bozza della sceneggiatura.

Io dico bozza perché per me era così, ma secondo il regista era invece quasi finita.

Il lavoro a casa

La bozza ci fu inviata tramite mail e dovevamo quindi svilupparla ognuno per conto proprio.

Quella sceneggiatura, a mio parere, era troppo scarna e sinceramente non si capiva bene nemmeno la storia.

Così feci la cosa che sapevo fare meglio, scrivere andando di fantasia e feci il mio “arrangiamento”, sempre stando a quanto ci aveva inviato il regista.

Lo mandai all’altra scrittrice e la trovò bella, diversa e con la storia ben delineata.

Tuttavia, il regista non fu d’accordo perché, secondo lui, andava fuori dalle linee guida già tracciate in precedenza, anche se secondo nessuno era così.

Alla fine, la sceneggiatura venne fuori come la voleva lui, senza prendere in considerazione nulla di quanto avevo scritto, ma poco importava.

L’importante è stato che, anche di questa storia, ne sono andata fiera. Mi è piaciuta ed è piaciuta a chi l’ha letta. Basta. Non è mai stata mia intenzione diventare sceneggiatrice professionista. Piuttosto faccio tesoro della lezione che questa esperienza mi ha dato.

Anche questa versione la scrissi come la prima. Ero già a conoscenza che non si faceva così, ma lo stesso mi concentrai di più sulla storia e basta. Per la perfezione c’era tempo, così pensai.

Se volete leggerla, cliccate sul questo link: “La curatrice”.

Di questa sceneggiatura ne è stata fatta poi il cortometraggio, che io non ho mai visto perché me ne sono andata via prima che avessero finito di fare il montaggio.

Dopo le riprese siamo stati chiamati per una nuova sceneggiatura. Ed è stato lì che ho iniziato a fare sul serio.

 

 

 

 

 

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